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Riti della Settimana Santa

 

RITI DELLA SETTIMANA SANTA

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I riti della Settimana Santa, eventi pieni di pathos e simbolismo religioso, sono un patrimonio unico e straordinario per la nostra città. Si svolgono, da secoli, in maniera pressoché uguale in quanto espressione di una identità storica e culturale radicata nella nostra gente e occupano, senza dubbio, una posizione di rilievo fra tutte le forme di religiosità popolare presenti a livello nazionale ed internazionale.

DOMENICA DELLE PALME

 

La settimana Santa ha inizio con la Domenica delle Palme. In questo giorno la Chiesa commemora l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme accolto dalla folla con grida di gioia e con in mano delle palme che sventolava in segno di pace e di vittoria. In seguito, le Palme, da sempre simbolo di pace, essendo molto rare in occidente, sono state sostituite dalla Chiesa Cattolica con rami di ulivo, una pianta tipica delle nostre zone e, secondo la tradizione cristiana, simbolo di fratellanza e amore tra gli uomini. La Domenica mattina, i fedeli carichi dei fasci di rami di ulivo si recano presso le Chiese per far benedire le Palme che saranno risposte sulle terrazze delle abitazioni, nelle proprie case e nei campi, in segno di pace e abbondanza.

Nei tempi passati i preparativi per la Domenica delle Palme iniziavano il sabato al tramonto, quando i contadini rientravano dalle campagne con “la culazza ti li traini” (parte posteriore del traino) carica di rami di ulivo (sobbracavaddi), che poi sarebbero stati benedetti la domenica mattina. La mattina delle Palme le persone, ma soprattutto i ragazzi, con in mano i rami di ulivo, si recavano in un punto stabilito del paese (osannaio) e una volta giunti si raccoglievano intorno al sacerdote il quale recitava le orazioni di rito benedicendo le palme e aspergendo l’acqua sui rami. Si racconta che la gente cercava di avvicinarsi quanto più possibile perché secondo una credenza chi avesse avuto i rami bagnati dall’acqua santa nel corso dell’anno non avrebbe avuto malattie. Dopo la benedizione, in processione, ci si avviava verso la chiesa dove veniva celebrata la S. Messa. Secondo un’antica usanza, ogni anno qualcuno prima di recarsi in chiesa deponeva un ramoscello di ulivo benedetto sulle due Croci (quella posta tra Via Vecchia Mesagne e Via della Libertà e quella posta al bivio per Oria e Francavilla), che sarebbe rimasto fino all’anno successivo in protezione della città. Una volta tornati a casa ognuno, come accade ancora oggi, metteva nella propria abitazione un piccolo ramo per allontanare le disgrazie dalla sua famiglia, poi usciva a distribuire i ramoscelli di ulivo a parenti, amici e vicini in segno di pace e fratellanza. Alcuni portavano anche un ramoscello alle persone con cui avevano avuto dei diverbi in segno di scusa e per fare pace con loro.

Ai nostri giorni, da diversi anni, la domenica delle Palme, dopo la benedizione, c’è la simpatica abitudine da parte di gruppi di bambini di girare per le vie del paese offrendo agli abitanti ramoscelli di ulivo benedetti, colorati con vernice dorata o argentata e legati con dei nastrini multicolori. I bambini bussano alle porte delle varie case e offrono questi rametti di ulivo in segno di fratellanza e solidarietà, accettando piccole offerte in denaro.

IL GIOVEDI SANTO

 

Il culmine della Settimana Santa è proprio nei giorni del Giovedì del Venerdì e del Sabato Santo.          

Il Giovedì Santo, per la chiesa cattolica, è sempre stato uno dei giorni più solenni dell’anno in quanto ricorda l’Ultima Cena fatta da Gesù con gli Apostoli e l’istituzione dell’Eucarestia.

Alla sera nelle diverse chiese, e tutte in pompa solenne, ha luogo la celebrazione Eucaristica detta “In Cena Domini” che si snoda attraverso tre momenti fondamentali:

-          Lavanda dei piedi

-          Ultima Cena

-          Deposizione del Santissimo nel Sepolcro

Il Sepolcro viene preparato, durante la mattinata, dalle diverse congreghe e da alcuni fedeli con fiori, erbe, luci, piccole piante di grano, grappoli d’uva e altro.

A conclusione della funzione, che non termina come al solito con la benedizione e il segno della croce, il sacerdote ripone il Santissimo, cioè l’ostia consacrata, nel Santo Sepolcro per l’adorazione dei fedeli . Subito dopo, i Sepolcri (Repositori) vengono aperti per essere visitati dal popolo.

Pertanto a gruppi le persone, con la massima serietà e devozione, si spostano da una chiesa all’altra per la visita dei Santi Sepolcri. Nelle chiese dove sono presenti le Confraternite, due Confratelli a turno vegliano il Sepolcro durante tutta la notte insieme ad altri fedeli e a gruppi di giovani che cantano e recitano il Rosario.

 

Anticamente la devozione dei Latianesi in questo giorno si manifestava con le varie processioni dell’Addolorata, che ricordavano il pellegrinaggio della Vergine piangente in cerca del figlio. Le processioni dell’Addolorata erano processioni che si snodavano per le vie del paese e tutta la popolazione vi partecipava o direttamente o ai margini delle strade col massimo raccoglimento. Si iniziava verso le 14 quando dalla Chiesa dell’Immacolata muoveva la prima processione dell’Addolorata. A questa processione partecipavano solo i rappresentanti di quella congrega, alcune pie donne che sostenevano la statua dell’Addolorata e, in coda, una folla di fedeli in assoluta compostezza e devozione. Quando la statua dell’Addolorata giungeva presso le altre chiese vi entrava insieme a tutto il corteo, segno della ricerca affannosa del proprio figliolo. La stessa cosa facevano le Addolorate delle altre chiese.

Alle ore 17, quando la prima processione si era ritirata, muoveva quella dell’Addolorata del SS. Sacramento che percorrendo le vie del paese, raggiungeva tutte le chiese del paese sempre in cerca del proprio figlio.

Alle ore 22,00 partiva la processione dell’Addolorata di S. Antonio, che si concludeva a notte fonda. L’ora tarda rendeva la cerimonia più raccolta e suggestiva e la partecipazione della gente, in giro per la visita dei Sepolcri, ancora più viva.Processione dei Misteri13 153x240

Alle ore 4,00 del mattino successivo, il Venerdì Santo, muoveva l’ultima processione, quella dell’Addolorata della Chiesa del SS. Rosario che, come le altre processioni, toccava tutte le chiese in cui era allestito il Sepolcro. Tale processione, nonostante si svolgesse nelle prime ore del giorno era quella più sentita dai Latianesi che in massa si riversavano per le strade per partecipare con profonda devozione a quello che era un avvenimento tanto atteso.                                                                                                                                                                                                                                        

 

 

IL VENERDI SANTO

 

E’ il giorno più mesto. Da sempre per i Latianesi il Venerdì Santo rappresenta un giorno di sofferenza e di digiuno ma anche di profonda partecipazione alle diverse cerimonie che si svolgono durante questa giornata.

Nel primo pomeriggio si colloca il Crocifisso sull’altare maggiore per l’adorazione dei fedeli, in una chiesa spoglia di fiori e di ornamenti (Messa scigghiata).

Subito dopo vengono chiuse tutte le chiese fino alla sera del Sabato Santo per la veglia pasquale.

Nel tardo pomeriggio, nella Chiesa di S. Antonio ha inizio la preparazione delle statue dei “Misteri”. Tale evento rappresenta l’ultimo avvenimento corale che suggella le privazioni e le penitenze di un intero periodo vissuto con spirito cristiano.

Le statue, per tutto l’anno chiuse nelle nicchie della Chiesa di S. Antonio e per questo detta anche della Morte, vengono disposte sull’altare principale, al centro delle quali campeggia l’immagine di Maria Addolorata vestita nel luttuoso abito privo di ogni decorazione in oro, se non un semplice e fine bordino.

Nel pomeriggio, nella chiesa, c’è il ritrovo dei vari gruppi che porteranno in spalla le diverse statue durante la processione del Venerdì Santo.”. Le statue rappresentanti i“Misteri” sono sette: la prima statua è quella di Gesù all’Orto, segue la statua di Gesù processato e condannato (Cristu alla cannicedda), quella di Gesù flagellato (Cristu alla colonna), quella del Calvario, quella di Cristo in Croce, la statua di Cristo Morto, sistemato nella bara e infine la statua dell’Addolorata.

Ogni fedele per portare una statua deve versare una certa somma come obolo, attualmente si stabilisce una quota fissa per ogni statua, la quale viene attribuita a 3 squadre di 4 persone ciascuna. Qualora le squadre fossero più di 3 si procede al sorteggio.

Intorno agli anni ’50, invece, si procedeva a un’asta pubblica: si partiva dall’altare con un’offerta minima per ogni statua e ad ogni tre passi si faceva un’ulteriore offerta; l’ultima offerta si concludeva sotto l’arco del portone principale.

Negli anni ’60 (dal 1964 al 1985) le offerte venivano fatte in busta chiusa: le prime tre statue (orto – colonna – cannicedda) venivano attribuite ognuna alla squadra che aveva fatto l’offerta più vantaggiosa; se 2 squadre offrivano la stessa somma di denaro si andava al ballottaggio.

A partire dalla 4a statua sino alla statua dell’Addolorata vi erano 2 squadre per ciascuna immagine, qualora si arrivava a una parità fra la 2a e 3a squadra si procedeva anche in questo caso al ballottaggio.

Una volta concluse queste operazioni, oggi, come nel passato, si arriva al culmine della giornata: dal sagrato della Chiesa di S. Antonio parte la processione dei Misteri che in un’atmosfera suggestiva e quasi irreale percorre le vie principali del paese.

I fedeli che recano sulle spalle una delle statue, vestono tutti con abiti neri molto eleganti e guanti bianchi, in passato questo indumento era indossato solo dai fedeli che recavano Cristo nella bara. In abito nero vestono anche le pie donne, che trasportano la statua dell’Addolorata, mentre delle vele in pizzo nero ricoprono il loro capo. Quella dei Misteri è una processione molto lunga in quanto vi partecipano, dietro invito dell’Arciconfraternita della Morte, tutti i Confratelli delle varie congreghe, il clero del paese, lunghe file di chierichetti, di pie donne in preghiera, di ragazzi dell’Azione Cattolica, oltre ad una folla immensa e alla banda del paese che intona marce funebri, accentuando così l’atmosfera triste e malinconica che si respira per tutto il paese. Molto particolare è anche il rientro nella chiesa, dove le statue varcami il portone molto lentamente e una alla volta vengono poste dinanzi all’Altare Maggiore; subito dopo la chiesa viene chiusa fino alla domenica di Pasqua; si conclude così uno dei momenti più intensi e spettacolari della Settimana Santa.

 

 

IL SABATO SANTO

 

Al dolore del Venerdì segue il giorno di umana attesa della divina redenzione. Le Chiese chiuse al mattino, presagiscono una grande festa, quella che si consumerà alla sera durante la Veglia pasquale in cui le campane, sciolte, ritorneranno al loro originario suono annunciando un grande evento dopo giorni di silenzio.

Durante le prime ore del mattino ha luogo la processione dell’Addolorata che, partendo ogni anno da una chiesa diversa, in cui ci sono le varie congreghe, percorre le strade principali del paese e viene fatta entrare simbolicamente in ogni chiesa alla ricerca del Figlio. Tale consuetudine risale agli anni ’70 dopo che verso la metà degli anni ’50, erano state soppresse le varie processioni dell’Addolorata del giovedì pomeriggio e del venerdì mattina.

In questa giornata si crea un’atmosfera particolare: è un giorno di preghiera, in cui si aspetta la Risurrezione di Cristo, ma nello stesso tempo è un giorno di preparativi, in cui ci si occupa della preparazione del pranzo di Pasqua e dei piatti tipici della tradizione latianese come i cosiddetti puddicastri (un particolare tipo di pane cotto al forno, con al centro un uovo sodo) e li piscuetti (dolci a base di pasta di mandorle).

A tarda sera, i fedeli si recano nelle chiese principali del paese per la veglia pasquale e allo scoccare della mezzanotte festeggiano la Risurrezione di Cristo mentre in tutto il paese risuonano i rintocchi festosi delle campane per annunciare tale gioioso evento.

Anticamente la rievocazione della Resurrezione di Gesù Cristo avveniva il Sabato Santo a mezzogiorno, quando tutte le campane delle chiese suonavano contemporaneamente per annunciare la lieta notizia. La gente partecipava con grande intensità alla Santa Messa, nelle varie chiese, per assistere al miracolo della Resurrezione. Nel momento in cui il sacerdote, a mezzogiorno in punto, recitava l’espressione “Gloria in excelsis Deo”, il telo che ricopriva Gesù Risorto si sollevava, le campane cominciavano a suonare a festa e nella chiesa i fedeli, in segno di gioia, battevano sui banchi in maniera frenetica o facevano rumori assordanti con oggetti costruiti da loro stessi (trenuli e tricchi-tracchi). Nelle case, invece, le donne, al suono delle campane, con scope, mazze e bastoni battevano sulle porte e sulle suppellettili recitando a voce alta: “Gesù è resuscitato e il diavolo è crepato”. I contadini che a mezzogiorno si trovavano ancora nelle campagne, erano soliti battere, in segno di gioia, delle zolle contro zappe o altri strumenti che avevano a portata di mano. Molto suggestiva e spettacolare era la rievocazione della scena della Resurrezione presso la Chiesa del SS. Rosario, dove la statua del Redentore appariva lentamente da dietro l’altare, avvolta in una nube di fumo, che saliva da un braciere di carboni accesi, e di incenso che si diffondeva in tutta la chiesa. Una volta terminata la S. Messa e dopo essersi scambiati gli auguri sul sagrato della chiesa si rientrava velocemente in casa, in particolare le donne, per occuparsi degli ultimi preparativi per il pranzo pasquale.

LA DOMENICA DI PASQUA

 

La Pasqua, da sempre, è vissuta come la festività religiosa per eccellenza. La mattina nelle varie chiese del paese viene celebrata la Santa Messa alla quale partecipano molti fedeli che per varie ragioni non hanno potuto assistere alla veglia pasquale del Sabato Santo. A conclusione della Messa dopo lo scambio di auguri, ancora oggi, c’è la simpatica abitudine da parte dei giovani di ritrovarsi nei punti principali del paese e recarsi in casa di parenti e amici per fare gli ultimi auguri pasquali.

A mezzogiorno ci si ritrova tutti a pranzo davanti a una lunga tavolata per gustare il ricco banchetto pasquale.

Anche nei tempi passati il giorno di Pasqua rappresentava il giorno di festa più importante, ma anche un momento di riposo dopo il ritmo frenetico dei giorni precedenti. Perciò, vestiti a festa ci si recava in chiesa e a conclusione della celebrazione i giovani sostavano sul sagrato della chiesa sperando di vedere e scambiare anche poche parole con la ragazza di cui erano innamorati. Quando le campane suonavano mezzogiorno si faceva ritorno a casa mentre le donne, intente davanti ai fornelli, invitavano parenti e amici a prendere posto a tavola. Il pranzo pasquale era veramente un vero e proprio banchetto, infatti anche se in quei tempi, molte famiglie soffrivano la fame, nel giorno di Pasqua non si badava a spese e ognuno poteva, per una volta all’anno, mangiare a sazietà.